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Nel cuore più antico di Firenze si erge una torre più antica della città stessa.

Un’anima nascosta, plasmata quindici secoli fa, che oggi apre le sue finestre sulle strade sottostanti, le sue stanze a una luce silenziosa, la sua tavola a un viaggio culinario unico.
È la Torre della Pagliazza, incastonata nell’angolo di Piazza Sant’Elisabetta, a pochi passi dal Duomo di Firenze, eppure appartenente a una Firenze molto più antica.
Le sue origini restano oggetto di dibattito, ma vengono collocate tra il VI e il VII secolo, ed è ampiamente considerata l’edificio più antico ancora in piedi nel centro storico.

La sua forma è ciò che colpisce per prima:


insolitamente circolare, quasi ostinata in una città di linee rette e angoli di pietra. Quella curva non è un accidente romantico. Durante gli scavi legati all’ultimo restauro è emerso che la torre poggia su fondamenta romane, tra cui un muro circolare collegato a una vasca o ad un ambiente di una struttura termale dell’antica Florentia. La geometria che sta sotto è una delle ragioni per cui la forma della torre è così rara a Firenze. Come la torre si sia innalzata per la prima volta fa parte del suo mistero. Alcune teorie la collegano ai Bizantini, nell’epoca della guerra gotica e di possibili opere difensive; altre suggeriscono un’origine più tarda, in epoca longobarda, come casa-torre. In ogni caso, si colloca su quella soglia in cui il mondo classico si è già ritirato e la città medievale sta ancora prendendo forma, un tempo in cui la pietra dura più dei documenti.

Dal XII secolo in poi, le fonti diventano più chiare:

viene citata nel 1268 come prigione e nel 1285 in modo specifico come prigione femminile. Si dice che il suo nome derivi dalle pagliericce, la “paglia”, su cui le detenute dormivano.
In seguito, la torre venne riutilizzata come campanile della vicina chiesa nota come San Michele alle Trombe, poi Sant’Elisabetta, le cui tracce sono ancora visibili nell’edificio adiacente. Nel Novecento, la Torre della Pagliazza fu riportata alla luce grazie a un importante restauro finanziato dall’INA e progettato dall’architetto Italo Gamberini (1983–1988). L’intervento liberò la torre dalle strutture che la nascondevano dalla strada e creò alla sua base un piccolo spazio archeologico visitabile su richiesta, un’intima testimonianza del fatto che Firenze è una città costruita su altre città.

Il restauro portò inoltre alla luce un patrimonio archeologico che oggi trova casa nel museo privato dell’Hotel Brunelleschi. Qui, il calidarium romano emerso durante gli scavi convive con reperti di epoca romana, medievale e rinascimentale, ceramiche storiche e fotografie che raccontano il lungo lavoro di recupero. Più che una collezione, è un luogo dove le diverse epoche di Firenze continuano a dialogare, invitando gli ospiti a scoprire ciò che per secoli è rimasto nascosto sotto l’hotel.

Due camere. Una torre. Quindici secoli di storia. Dormici all’interno.